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Evoluzione del poker
Postato il 01/08/2015 23:03:41
ciao,

vi riporto questo interessante editoriale che ho letto su un altra community; interessante l'analisi e la conclusione (evidenziata nel testo)

ciao


In un'epoca di incredibili rivoluzioni e di decisi dietrofront, analizziamo il futuro del poker al netto delle polemiche dei giocatori per le impopolari scelte di room come Full Tilt e PokerStars.

Gli ultimi tre mesi del 2009 non verrano dimenticati facilmente da chi vive quotidianamente il gioco del poker. Se c'è un momento - nella storia di questo gioco - in cui il team vincente formato da spettacolo, soldi e follia ha raggiunto il suo apice più netto, questo va proprio dall'8 settembre del 2009 fino al 23 novembre dello stesso anno, quando alcuni dei più grandi nomi del poker online si mossero guerra a colpi di pot impensabili.

La sublimazione avvenne il 21 novembre, nell'ormai celebre scontro fra Patrik Antonius e Viktor Blom. Strano come un gioco inventato a distanza di decine di migliaia di chilometri possa aver trovato la propria più comoda tana nella lontana Scandinavia, mentre un esercito di occhi sgranati seguiva le mosse bidimensionali di un giovanissimo svedese e di un modello tennista finlandese, entrambi freddi come il sole delle loro città d'origine.

Sarebbe inutile mettersi a raccontare una mano che ormai è diventata parte integrante della storia di questo gioco. Su quel tavolo, quel giorno, si mosse una vera e propria follia: la follia di un gioco che con un solo clic sposta $1.356.947 dalle tasche di un uomo (magari seduto in mutande di fronte al pc), alle tasche di un altro (magari con gli alluci sulla scrivania, mentre sgranocchia patatine al formaggio). Il tutto in una manciata di secondi.

Era il 2009, e la nostra mente va a quei mesi in cui cifre astronomiche come questa correvano sul filo ethernet come su un ottovolante, raccontandoci di Eldorado nascosti, ma nascosti nemmeno così bene. Città costruite d'oro che forse avremmo potuto carezzare col duro lavoro e abbastanza in fretta. Proprio come aveva fatto quel giovane svedesino venuto dal nulla.

Nostalgia canaglia

La nuova lobby di Full Tilt
La nuova lobby di Full Tilt

Chi è molto nostalgico fatica oggi a realizzare ciò che Full Tilt ha dichiarato solo poche ore fa. E cioè che i tavoli HighStakes che hanno fatto la storia di questo gioco non esisteranno mai più. La Red Room li ha segati con una piallata netta e senza troppe cerimonie, così come svuoteremmo un posacenere nel bidone del pattume.

E non c'è tempo per le nostalgie, perché chi gioca a poker ha ben altro da fare che essere un sognatore. La vera attenzione della ciurma, infatti, non è ricaduta sull'addio ai tavoli che hanno segnato un'epoca, ma sulle altre due mosse di Full Tilt, che pure sono altrettanto ardite e rivoluzionarie.

Via i tavoli Heads-Up dall'offerta ring game, e - soprattutto - stop alla cosiddetta "Table selection", ovvero la classica abitudine - tipica di molti professionisti - di scegliere accuratamente il tavolo su cui sedersi in base alle caratteristiche degli altri giocatori che lo affollano. Un vero e proprio golpe, e si sa che i cambiamenti difficilmente vengono digeriti. Soprattutto da chi col vecchio governo in fondo stava bene, vale a dire - nel caso in questione - proprio i regular che con il poker si guadagnano la pagnotta quotidiana.

Un fiume di recriminazioni

Le polemiche sono tante, in questo periodo, e tutte sono legate ai grandi cambiamenti che il poker online sta subendo negli ultimi mesi. Affiancato dai discussi, discutibili e mai troppo deprecati scannatempo da casinò, un gioco che per profondita è uno dei più simili ai nobilissimi scacchi, deve ingoiare di condividere il palcoscenico con slot machine e roulette.

Deve accettare di essere portato in giro da ambasciatori come Neymar e Cristiano Ronaldo, due che su altri tappeti verdi sono assi ineguagliabili, ma che sul nostro non sono altro che ricchissimi fish, ovvero la preda preferita di ogni pokerista che si rispetti. Un po' come se a portare la bandiera della Formula 1 fosse un bambino sul triciclo.

E a ripensare alla composizione del team di PokerStars nel 2009, rispetto a quell'attuale, può venire un po' il magone. A tutti: ai giornalisti, agli spettatori, ai dealer e agli organizzatori di tornei. Può venire il magone ai gestori delle case da gioco, agli esteti del poker e ai direttori delle room online. A tutti, tranne che ai pokeristi.

L'era dei fabbricatori di sogni

I pokeristi sono stati forgiati nella fucina della lungimiranza e del pensiero sul lungo periodo. Sanno valutare le situazioni a lungo termine e non si lamentano (se non per puro sfogo) se le cose vanno storte lì per lì. I pokeristi hanno un obiettivo, vivono di scelte, comprendono le conseguenze dei propri gesti e di quelli altrui prima ancora che questi siano messi in pratica.

E, soprattutto, i pokeristi sanno leggere perfettamente i processi mentali che hanno mosso le decisioni dell'avversario. Con caratteristiche del genere, i pokeristi dovrebbero essere gli unici ad aver capito che se una casa da gioco forte come PokerStars prende un determinato tipo di decisioni - benché impopolari - un motivo ci dev'essere e dev'essere anche piuttosto importante.

I pokeristi ragionano con la logica dell'imbuto: devono risalire al perché di ogni singola mossa. E si rendono immediatamente conto che se oggi gli ambasciatori sono dei fish con milioni di fan, piuttosto che formidabili (ma semisconosciuti) grinder, è perché il poker dell'epoca dei "biggest pot ever" non esiste più.

I fattacci del 2011 hanno contribuito a smorzarne la credibilità: il pregiudizio ha ripreso forza fra la gente (acuito dalla crisi economica, che tutto esaspera) e oggi l'unico modo di vivere serenamente questa situazione è quello di tornare a sdoganare questo sport nella sua veste primordiale: quella del passatempo adatto a tutti. Quella del gioco, perché c'eravamo dimenticati - giorno dopo giorno - guardando quei pot assurdi, che il poker, in fondo, non è altro che uno splendido divertimento.

Tony G e Cristiano Ronaldo
Se foste una persona qualsiasi, a chi affidereste i vostri sogni?

E dato che la gente, per divertirsi, ha bisogno di essere serena e di fidarsi dell'ambiente, non ha più senso insignire ambasciatori ansiogeni come Gus Hansen oppure aggiornatissimi e impegnativi come Joe Cada e Jonathan Duhamel. Gente fortissima, ma che non ispira la stessa fiducia di fabbricatori di sogni come Ronaldo e Rafa Nadal. In fondo, pensateci: a chi affidereste un sogno? A uno con la faccia di Tony G o a uno con quella di CR7?

L'edge che non verrà mai meno

I pokeristi, quelli davvero forti, non si lamentano nell'apprendere che le poker room fanno di tutto, ogni giorno, per livellare il gap tra regular e fish, vietando agli uni di prendersi sul campo metri di vantaggio approfittando della dabbenaggine degli altri. È lo stesso motivo per cui non si lamentano i pescatori a cui viene proibita la pesca a strascico: un metodo veloce ed efficace per acchiappare un sacco di prede, ma che al contempo prosciuga l'habitat devastando l'ecosistema e mettendo a serio rischio il futuro della pesca.

Allo stesso modo, i pokeristi sanno che se Full Tilt vieta la table selection, non è perché ha dirigenti maoschisti a cui fa piacere fare da manichino per gli anatemi vudù, ma semplicemente perché questo è il modo migliore per garantire un futuro a tutti.

Sanno che i fish, i recreational e i giocatori occasionali sono il vero tesoro del poker, esattamente come i compratori di case sono il tesoro del mercato immobiliare. E sanno che questo tesoro va tutelato, perché è alla base del loro guadagno. I pokeristi, quelli davvero forti, non umilierebbero mai un fish su un qualsiasi forum. Hanno da tempo imparato che l'ego è nemico del poker, e sono ben consapevoli del fatto che i giocatori più scarsi non vanno distrutti, bensì incoraggiati. Anche perché ogni campione è sempre stato un nabbo prima di riuscire.

I pokeristi, quelli davvero forti, sanno soprattutto che non c'è bisogno di accaparrarsi vantaggi proibiti per aver ragione degli altri giocatori, stuprando il sistema con la scusa dell'EV. Perché l'edge di cui dispone un giocatore preparato, nessuna poker room al mondo la potrà mai limare. Si possono stabilire regole e divieti, si può delineare un galateo di civile convivenza tra giocatori online, ma - ragazzi - quando uno è davvero preparato, lo è anche senza NoteCaddy, senza table selection e perfino senza HUD. Strumenti preziosi, ma che non fanno la vera forza di un player.

E, anzi, forse è proprio quando tutti questi orpelli verranno a mancare che riconosceremo il vero professionista, quello che s'è fatto il mazzo a studiare e analizzare mani sui forum, mentre i colleghi erano impegnati a prendere per il culo la calling station sgrammaticata di turno, dandole del "retard" sul forum.

E i pokeristi, quelli davvero forti, sostanzialmente sono sereni, perché alla fine l'unico giorno che temono è quello in cui non avranno più voglia di migliorare.

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Commenti (5)


Salsa-VB Evolution Coach
Coach High Stakes!
Rep. 88.372
Esp.34.255
Messaggio inviato il: 07/08/2015 15:24:38
La parte evidenziata in fondo è NUTS! 
Ottimo messaggio, grazie per aver condiviso

capinemo73
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Rep. 643
Esp.722
Messaggio inviato il: 02/08/2015 21:23:53
 Grazie per aver condiviso questo articolo, pienamente condivisibile.

rickyPR
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Rep. 1.644
Esp.2.130
Messaggio inviato il: 02/08/2015 10:42:52
 Gran articolo...
Come in tutte le cose della vita mai fermarsi... Guardare sempre avanti... Migliorare... Evolversi...

Daskia
Coach
Rep. 5.358
Esp.3.214
Messaggio inviato il: 02/08/2015 09:32:56
 Articolo stupendo !!!! Bisogna evolversi ed adattarsi ai cambiamenti ... Chi rimane a piangersi addosso resta indietro !!! 

Franck_1980
Nuova Leva
Rep. 209
Esp.389
Messaggio inviato il: 02/08/2015 00:56:04
 Condivido A pieno!!!!
Ciao, sono Paolo "Salsa-VB" Luini
e sono felice di darti il benvenuto
in Vivere di Poker!

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